L’alimentazione ogm non è una scelta, quella “BIO” si

ALLA RICERCA DI NUOVI AGRICOLTORI BIOLOGICI

La gran parte dei prodotti di origine animale che oggi troviamo sugli scaffali dei supermercati deriva da allevamenti convenzionali che fanno largo uso nelle loro razioni alimentari di prodotti agricoli geneticamente modificati. I mangimi impiegati per bovini, pollame e in generale per tutti gli allevamenti italiani, sono costituiti in larga misura da farine di soia importate, quasi sempre OGM; se vacche e galline non scelgono liberamente di mangiare cibo OGM, nemmeno il consumatore sceglie di mangiare prodotti di origine animale (carne, uova e latticini) per i quali si sono usati mangimi OGM.

I regolamenti europei che disciplinano la produzione biologica (Reg CE 889/08 e Reg CE 834/07) non ammettono, invece, l’uso di prodotti geneticamente modificati: è anche per questo che nel corso di questi ultimi anni si sta assistendo a una vera e propria corsa agli alimenti bio.

I consumi biologici stanno conoscendo da dieci anni a questa parte trend di crescita a doppia cifra, anche la grande distribuzione sta investendo grosse risorse per sviluppare prodotti biologici a proprio marchio, spesso riservando all’interno dei punti vendita ampie aree dedicate alla vendita di prodotti marchiati con la fogliolina verde (il marchio che in tutta l’Unione europea identifica i prodotti biologici).

L’anello debole di questo meccanismo, allo stato attuale, è la scarsità di materia prima biologica: la crescita della domanda (solo nel 2015 le vendite di prodotti biologici in Italia sono aumentate del 20%) fa sì che siano pochi i produttori biologici, gli agricoltori che lasciandosi alle spalle l’uso di prodotti e sistemi di produzione convenzionale, sono ritornati a produrre secondo le vecchie sapienze dell’agricoltura pre-chimica, alle quali affiancano tecniche e strumenti modernissimi. Usano letami e concimi organici, adottano rotazioni delle colture volte a migliorare la fertilità e la struttura del suolo e a contenere e infestanti, ricorrono a colture da sovescio (come le leguminose che arricchiscono il terreno). La ricerca ha messo a disposizione strumenti nuovi per lo sviluppo della meccanizzazione per le lavorazioni dei campi e il contenimento delle malerbe, nuovi prodotti di origine organica e microbiologica che coadiuvano e fortificano le colture in campo. Questi strumenti stanno facendo della tecnica colturale biologica un modello produttivo che è sostenibile ed economicamente vantaggioso.

L’adozione del protocollo biologico mette assieme innovazione e riscoperta delle migliori tecniche agricole in uso per secoli, quando l’equilibrio fra i diversi fattori in gioco produceva alimenti sani, gustosi e in quantità soddisfacenti, senza compromettere la qualità del suolo che servirà a nutrire le generazioni future.

Le aziende italiane che lavorano il prodotto biologico, come noi di Agricola Grains, stanno vivendo un momento particolare: la richiesta da parte di aziende zootecniche, mangimifici, mulini e semolerie di prodotti con la certificazione biologica continua ad aumentare ma, come già detto, scarseggia la materia prima. Siamo convinti che questo sia il momento ideale per gli imprenditori agricoli di tornare a fare davvero agricoltura e a produrre in maniera biologica. La nostra considerazione trova conferma negli obiettivi fissati dalla nuova politica agricola comunitaria, che privilegia metodi di agricoltura sostenibile attraverso premi che riconoscono l’impegno  favore della biodiversità, della fertilità del suolo, del miglioramento delle condizioni ambientali, garantendo, insieme ai prezzi più elevati che il mercato riconosce ai prodotti biologici, una redditività di estremo interesse per l’operatore agricolo.

Dall’analisi dei consumi interni e dell’export  emergono dati inconfutabili: il consumatore si orienta sempre più verso il cibo biologico, riconoscendo in questo metodo il giusto modo di fare agricoltura, pensando a sé, alle generazioni future e all’ambiente in cui vive.